I Marmi Policromi di Ascoli Satriano

I Marmi Policromi di Ascoli Satriano
dicembre 06 11:39 2015 Stampa articolo

Un complesso di marmi del IV secolo a.C. appartenuti ad un elitè Dauna.

Del complesso di marmi fanno parte due mensole, un cratere decorato con corona d’oro, un bacino rituale dipinto, un sostegno di mensa e reperti minori

Il rinvenimento di questi reperti datati 4° sec. A.C. è sensazionale e davvero importante per il territorio pugliese e più specificatamente per Ascoli Satriano. Il bacino rituale detto podanipter è esteticamente interessante e raffigura al suo interno la scena del trasporto delle armi che Efesto forgiò per Achille partendo dalla richiesta della di lui madre Teti, bello anche il sostegno di mensa definito trapezophoros con coppia di grifi nell’atto di azzannare un cervo. Quindi scene di battaglia e legate alle culture di appartenenza. Questo complesso marmoreo come abbiamo detto presenta tracce di policromia esattamente sulla parte del cratere assieme ad un impronta in negativo che evidenzia una decorazione in oro riconosciuta ed identificata come motivo vegetale raffigurante foglie d’edera, assieme a due oinochai e quattro epichyseis, ovvero vasi da mensa che avevano lo scopo di versare ed infine una loutrophoros oggetto ad uso funerario. La qualità del marmo è molto alta, si tratta infatti di un materiale cristallino e trasparente estratto dall’isola di Paro che il popolo greco riservava ai capolavori della scultura e la policromia rende questi oggetti davvero interessanti e apprezzabili dal punto di vista estetico e per il valore simbolico fornito a pezzi scultorei di rilievo per come abbiamo sottolineato e per come erano considerati, inoltre è assai raro che delle decorazioni policrome arrivino fino ai giorni nostri, ovviamente nessuna si mantiene per intero ma anche solo delle tracce rimaste sul marmo sono un qualcosa di estremamente raro.

Una parte del complesso marmoreo – quella dedicata al Trapezophoros con Grifoni e Cerva – risalente al 325-300 A.C. fa parte del corredo funerario appartenente ad una tomba macedone la qualità di questo gruppo marmoreo e assieme la decorazione pittorica si sono mantenute molto bene nel tempo scavalcando anche le odissee che in quei tempi erano un pericolo. La scultura in oggetto è alta ben 95cm per 1 metro e 48cm di lunghezza e rappresenta il sostegno di una tavola rituale. I grifi sono due e hanno corpo di leone e testa di drago, mentre la cresta sulla sommità del capo era originariamente rossa porpora mentre le ali – spiegate verso l’alto – sono azzurre. La posizione di entrambi i grifoni è di attacco sottolineato dagli artigli che bloccano a terra una cerva, di cui si vede il muso, le sue zampe posteriori sono distese completamente mentre quelle anteriori sono piegate.

La storia di questo ritrovamento

Ad Ascoli Satriano tra il 1976 e il 1977 furono fatti degli scavi clandestini da alcuni tombaroli locali, questi trovarono i reperti che successivamente smembrarono, alcuni di questi furono – purtroppo già frammentati – sequestrati dalla Guardia di Finanza e presi in custodia conservandoli in magazzini – all’interno di vaste casse – della Sopraintendenza a Foggia. Purtroppo alcuni dei reperti più importanti furono venduti dai tombaroli ad un mercante d’arte, allora molto famoso, Giacomo Medici. Tra i reperti venduti figuravano il trapezophoros e il podanipter. La storia è solo all’inizio perché successivamente a questa prima cessione i pezzi ritrovati finirono in mano di un trafficante internazionale – R. Symes – e da qui andarono a finire nella collezione di M.Tempelsman, un ricco uomo d’affari magnate di miniere e mercante di diamanti belga-americano. Symes pagò i due oggetti rispettivamente 5,5 e 2,2 milioni di dollari, successivamente anche grazie alla sua intermediazione, i due marmi policromi assieme alla statua di Apollo (di altro periodo storico) arrivarono al J. Paul Getty Museum in California.

Questo trafugamento sembra non finire mai e appare quasi come una storia su cui basare una pellicola.

Dovremo arrivare infatti al 1985 perché il curatore di arte antica del Getty, A. Houghton, venga a conoscenza del fatto che i due marmi sono di provenienza illegale, acquistati da Tempelsman dallo stesso Medici, quest’ultimo dichiarò successivamente di aver acquistato nel 1976 o 1977 i reperti e di averli poi venduti a due trafficanti internazionali: il podanipter a R. Hecht, il trapezophoros e l’Apollo a R. Symes. Il curatore del Getty apprese anche che il luogo di provenienza era Orta Nova, luogo base dei tombaroli.

Da questo momento passarono altri anni affinché si sbloccò definitivamente questa storia e i marmi tornassero nella terra dai quali erano stati illegalmente trafugati.

Siamo a questo punto della storia nell’anno 2002 quando uno dei tombaroli – Savino Berardi – ormai gravemente ammalato e allettato, decide di confessare il crimine commesso in precedenza sul letto di morte – questo lo scenario – volle chiamare i marescialli dei Carabinieri Salvatore Morando e Roberto Lai indicando loro il sito di provenienza nel territorio di Ascoli Satriano e pregando i militari di riportare i Grifoni in Italia, ma non si limitò a questo. Berardi informò l’arma anche di altri reperti e materiali trafugati all’epoca. L’arma allora condusse un indagine lunga e laboriosa negli archivi della ex Pretura di Orta Nova. Un indagine passata alla giurisdizione di Cerignola. Tra l’altro questa ricerca è stata condotta anche tra faldoni destinati al macero, e tra questi trovarono dei documenti risalenti al 1978 a seguito di questi venne effettuato un sopralluogo nei magazzini della Soprintendenza di Foggia dove trovarono una cassa a nome Berardi contenente diciannove reperti in marmo.

Altri 4 anni dovranno passare affinché le due vicende ritornino ad intrecciarsi.

E’ il 5 maggio del 2006 e lo scenario è quello di un processo per commercio illegale di reperti archeologici che si svolge contro il trafficante Hecht e l’archeologa Marion True che 20 anni prima aveva occupato il ruolo si Houghton al Getty Museum, nel mentre di questo processo Angelo Bottini che allora era Soprintendente Archeologo di Roma, nota la qualità estremamente alta dei reperti rinvenuti dai Carabinieri su segnalazione di Berardi e da questa presa visione ci mette pochissimo a fare un collegamento con quelli acquistati dal Getty molti anni prima.

Finalmente nel 2007 dopo lunghe ed estenuanti trattative condotte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali dopo 22 anni dall’acquisto i reperti tornano in Italia, esattamente il primo agosto. Nel giugno 2010 finalmente hanno rimesso piede nel nostro paese fisicamente se così si può dire. Questa è una storia davvero assurda che dimostra però quanto un Bene Artistico sia rilevante per il paese che lo scopre.



Vedi più

Articoli Autore

spaziofoggiaadmin
spaziofoggiaadmin

Vedi più articoli
Scrivi commento

0 Comments

Nessun commentro trovato

Commenta per primo.

Aggiungi commento

I vostri dati non verranno condivisi L'indirizzo email non verrà pubblicato. Anche altri dati non saranno condivisi con terzi .
Tutti i campi sono obbligatori.

Scrivi il codice * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.