Tumore alla mammella: prevenzione e cura per sconfiggerlo

L’esito della Tavola Rotonda al Circolo Unione di Lucera: Breast Unit decisiva in Capitanata
Ancora forte il divario tra il nord e il sud dell’Italia, soprattutto per la mortalità

LUCERA – Prevenire e curare il tumore alla mammella è possibile, ma è necessario da una parte creare una maggiore cultura della prevenzione, dall’altro sostenere l’impegno delle strutture medico-sanitarie. Di questo si è discusso sabato 24 marzo, al Circolo Unione di Lucera, durante una partecipata tavola rotonda sul tema “Prevenzione e cura del tumore alla mammella: quale realtà in Capitanata”. L’iniziativa ha visto la sinergia e collaborazione di Rotary, Lions, Comune di Lucera, Breast Unit, Ospedali Riuniti, A.M.C.I., Associazione Agata e Andos onlus.

PIU’ FACILE CURARSI, MA CASI IN AUMENTO. I passi in avanti compiuti dalla ricerca, soprattutto negli ultimi anni, hanno fatto in modo che il tumore alla mammella possa essere curato con efficacia. Diversi studi, tuttavia, hanno messo in evidenza l’aumento del numero di donne colpite da questa patologia. E’ quanto hanno messo in evidenza i relatori, intervenuti dopo i saluti dell’assessore alla Cultura del Comune di Lucera, Carolina Favilla, che si è dichiarata pienamente disponibile a collaborare con le associazioni organizzatrici per diffondere anche nelle scuole una maggiore informazione sull’importante tematica.

IMPEGNO IN ITALIA E IN TUTTA EUROPA. A proposito di prevenzione e cura, l’onorevole Barbara Matera, europarlamentare, ha illustrato quali sono state e quali saranno le iniziative dell’Unione Europea per garantire lo screening gratuito, potenziare la prevenzione e sostenere le strutture ospedaliere. La tavola rotonda è stata aperta dall’intervento del dottor Costantino Pellegrino, del Club Rotary di Lucera, medico-chirurgo del Riuniti di Foggia.

LA PREVENZIONE E’ TUTTO. Sull’importanza specifica della prevenzione si è soffermato Francesco Schittulli (oncologo, senologo, presidente della LILT per il 2018), spiegando come una buona alimentazione e un corretto stile di vita siano fondamentali per ridurre il rischio. In evidenza anche l’assoluta esigenza di una diagnostica più efficace, la necessità di aiutare la ricerca, il divario tra il nord e il sud dell’Italia sull’efficienza della diagnostica e il minor tasso di mortalità. Fausto Tricarico, direttore del Dipartimento di Chirurgia del “Riuniti”, e Marcello Di Millo responsabile Breast Unit dello stesso ospedale foggiano, hanno spiegato cosa fare quando il tumore è diagnosticato e quale sia la situazione in Capitanata, dove resta ancora moltissimo da fare soprattutto per una più consapevole cultura della prevenzione e della cura. Con la Breast Unit, le donne cui è stato diagnosticato il tumore sono seguite non solo dal chirurgo, ma anche dal senologo, dal radiologo e dallo psicologo, in un lavoro di equipe multidisciplinare. Nell’ambito della Breast Unit operano anche associazioni di volontariato che lavorano in sinergia con le Aziende sanitarie, dando supporto e servizi alle donne operate. Per raccontare la loro esperienza, sono intervenute Alessandra Ena, presidente dell’Associazione Agata, ed Elisa Valleri, presidente ANDOS onlus di Foggia.

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