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Tammy Abraham: Champions, Europa o Conference? Il futuro è ancora un rebus

Sai quella sensazione quando hai fatto tutto quello che dovevi fare e poi aspetti che qualcun altro completi il lavoro? Ecco, più o meno è questa la situazione in cui si trova Tammy Abraham adesso. Lui ha sudato, si è ripreso da un infortunio che oggettivamente spaventa solo a nominarlo, è tornato a fare gol. E adesso aspetta. Aspetta che la classifica dica quello che deve dire.

L’infortunio al ginocchio, per chi non lo ricorda bene, è stato una roba seria. Non il tipo di problema che risolvi in sei settimane e torni come prima. Mesi di riabilitazione, incertezza, quel momento in cui il medico ti dice che fisicamente sei a posto ma tu sai benissimo che il vero test è in campo, sotto pressione, quando devi buttarti in un contrasto senza pensarci su. Quella roba lì non si allena in palestra. O ce la fai o non ce la fai, e lui sembra averla fatta.

Però adesso c’è questa storia dell’Europa che complica tutto.

Tre competizioni, tre mondi diversi

Magari dall’esterno sembra una distinzione da addetti ai lavori, ma Champions League, Europa League e Conference League non sono la stessa cosa con nomi diversi. Sono proprio tre esperienze calcistiche distinte, con calendari diversi, con il livello degli avversari che cambia drasticamente, con l’attenzione mediatica che non è nemmeno paragonabile. E soprattutto, dal punto di vista del mercato, con valutazioni completamente diverse per i giocatori coinvolti.

Un attaccante che gioca la Champions è un prodotto diverso rispetto allo stesso attaccante in Conference. Non è una questione di merito individuale, è proprio come funziona il sistema. I club che seguono Abraham lo sanno benissimo, e quindi aspettano. Fanno i loro calcoli, tengono i contatti, ma non affondano finché la situazione non è chiara. E nel frattempo lui aspetta, che è la cosa più logorante che esista nel calcio.

Per chi vuole stare dentro queste dinamiche di mercato europeo con uno sguardo nuovo, lo sbarco di Rabona in Italia è una di quelle novità che vale la pena seguire da vicino.

Beh, nel frattempo il Napoli va avanti per la sua strada senza troppi pensieri esistenziali: gli azzurri hanno battuto il Sassuolo consolidando un primato solido che ormai sembra difficile da scalfire. Quella è una squadra che sa esattamente dove sta andando. Abraham, invece, deve ancora scoprirlo.

Il mercato che aspetta e non si muove

C’è qualcosa di vagamente frustrante nel modo in cui funziona questa storia. Tutti sanno che ci sono club interessati. Tutti sanno che Abraham ha le qualità per giocare ad alti livelli. Ma il mercato è fermo, congelato su quella domanda: Champions o no?

Perché la differenza non è solo simbolica. Parliamo di soldi veri, di visibilità concreta, di quanto un club è disposto a spendere per un attaccante in base al contesto in cui dovrà operare. Trenta milioni per un titolare in Champions è un investimento diverso rispetto agli stessi trenta milioni per uno che gioca la Conference. Il numero è uguale, il ragionamento dietro è completamente diverso.

E Abraham nel mezzo di tutto questo può fare sostanzialmente una cosa sola. Continuare a giocare bene, continuare a segnare, continuare a dimostrare che il ginocchio regge e che la testa è tornata quella di prima. Il resto, purtroppo o per fortuna, non dipende da lui. È una di quelle situazioni che logora lentamente, giorno dopo giorno.

Cosa succede adesso

Le ultime giornate di campionato diranno tutto. Non è una frase fatta, è proprio la realtà della situazione. Ogni risultato sposta qualcosa, ogni punto guadagnato o perso ridisegna scenari che sembravano definiti. E Abraham, come tutti gli altri, guarderà la classifica sperando che i numeri vadano nella direzione giusta.

Tre possibili destinazioni europee, tre scenari di mercato completamente diversi. Potrebbe essere la stagione della consacrazione definitiva in Champions, potrebbe essere un altro anno di Europa League, potrebbe essere la Conference che a qualcuno fa storcere il naso ma che comunque è calcio europeo. Credo che Abraham, a questo punto, accetterebbe qualsiasi risposta pur di avere una risposta. L’incertezza è la parte più pesante da gestire, sempre.

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