C’è chi dice NO: da Foggia la battaglia contro la riforma Boschi-Renzi

C’è chi dice NO: da Foggia la battaglia contro la riforma Boschi-Renzi
luglio 18 10:57 2016 Stampa articolo

Il Comitato provinciale per il No: “Un comitato in ogni Comune della Capitanata”

 “La Costituzione si può cambiare, certo, ma solo rispettando cittadini e Parlamento”

FOGGIA – “Siamo contro questa riforma per ragioni di metodo e di merito”: ha esordito con queste parole Alfredo Calderale, docente del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia, all’incontro di venerdì 15 luglio, svoltosi negli spazi del Conart di Foggia, per illustrare le ragioni del Comitato provinciale per il No al referendum costituzionale. Accanto al professor Calderale, il presidente provinciale ANPI Foggia, Michele Galante, per esprimere un netto NO alla riforma Boschi-Renzi. “Una riforma approvata da una maggioranza risicata che ha usato molte forzature sul piano regolamentare per mettere a tacere il dissenso interno e da un Parlamento largamente delegittimato a seguito della sentenza della Corte costituzionale”, ha aggiunto Calderale. L’incontro, organizzato dal Comitato provinciale per il No al referendum costituzionale, ha evidenziato che “non è assolutamente vero che chi è contro questa riforma non vuole alcun cambiamento e vuole mantenere lo status quo”. Per il Comitato per il No, “la Costituzione si può e si deve cambiare col più ampio consenso del Parlamento e con scelte che salvaguardino l’equilibrio tra i poteri costituzionali, bilanciando bene pesi e contrappesi senza ridurre gli spazi di democrazia e di partecipazione”. Chi si oppone alla riforma, mette in rilievo come essa “oltre ad essere pasticciata, confusa, scritta male, insieme alla legge elettorale Italicum stravolge questi equilibri, privando i cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti, consegnando a una minoranza una maggioranza di seggi assolutamente spropositata, spostando a favore dell’esecutivo i rapporti, schiacciando e umiliando il parlamento e intaccando nei fatti anche la funzione di garanzia di organi fondamentali quali la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura e la presidenza della Repubblica”. “Pur con queste ferite inferte agli assetti costituzionali, la riforma non risolverà nemmeno i problemi che dice di voler perseguire, quali lo snellimento e la velocizzazione del procedimento legislativo attraverso il superamento del bicameralismo paritario. La complessità e la confusione dei procedimenti previsti complicheranno qualsiasi legge e apriranno un nuovo e più pesante contrasto tra Camera e Senato e tra Camera e Regioni”.

L’esperienza dimostra che, quando si fanno riforme costituzionali a colpi di maggioranza, si determinano soltanto guasti profondi alla democrazia e si avvelena il clima politico. “La Costituzione è la casa comune di tutti gli italiani e non è proprietà di nessuno. L’Italia ha bisogno non di colpi di mano, ma di un processo di riforme condiviso e di un confronto sereno tra le diverse forze politiche. I nemici dell’Italia non sono coloro che vogliono chiarezza e salvaguardia dei principi costituzionali, ma chi vuole sfidare i cittadini senza essere tra l’altro nemmeno maggioranza nel Paese”. Numerosi sono stati gli interventi che hanno condiviso la relazione e hanno assunto l’impegno a costituire in ogni comune i comitati per il No alla riforma e a sviluppare un vasto confronto con i cittadini.



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