In che modo i numeri e gli algoritmi possono rendere questo mondo più sicuro e pulito?

Qualcosa si muove, in Inghilterra, sul fronte della tecnologia a servizio del gioco responsabile. La Gambling Commission britannica, infatti, ha iniziato da tempo la sperimentazione di nuovi metodi per rendere l’accesso al gambling più equo e sicuro per i consumatori.

Lo sta facendo tramite alcuni seminari di co-creazione, a cui prendono parte esperti della Commissione, rappresentanti di operatori leader del settore e anche consumatori a basso e moderato rischio di gioco problematico. Obiettivo è quello di usare metodi e strumenti nuovi, in grado di tracciare un quadro delle pratiche esistenti, capire la risposta dei clienti, aprire nuovi orizzonti di cambiamento.

L’uso dei Big Data

L’ultimo seminario, realizzato ai primi di febbraio, mirava invece a sperimentare l’uso dei dati per identificare i potenziali danni ai consumatori. Il team Insight della Gambling Commission ha collaborato con analisti e manager responsabili dell’elaborazione di set di Big Data che hanno condiviso strumenti, metodologie e pratiche. In particolar modo, come sottolinea Sonia Wasowska, senior manager dell’Insight team, si sono analizzati i pro e i contro dei canali tradizionali di comunicazione, per capire la reale efficacia della messaggistica pop-up, delle comunicazioni su misura e dell’autovalutazione del consumatore. Strumenti adottati anche in Italia e presenti in tutti i casinò online del circuito AAMS.

La risposta più importante, scaturita da questi incontri e workshop, è che i dati e gli algoritmi possono aiutare a capire il gioco problematico, ad individuare i soggetti a rischio e a tutelarli. Facciamo un passo indietro per essere più chiari: cosa sono i Big Data? Sono dati raccolti in grande estensione per termini di volume, velocità e varietà e possono essere estrapolati, analizzati e messi in relazione tra loro per scoprire legami diversi e fenomeni complessi.

Nel caso del gambling, ad esempio, i dati in questione sono gli accessi di un utente, le ore passate al computer, i soldi investiti, il flusso di vincite e perdite, oltre che a dati personali come età, sesso e professione. Intrecciandoli tra loro possono emergere informazioni utili per prevenire il gioco patologico e per monitorare il comportamento dell’utenza.

Collaborazione e investimenti

Dati e algoritmi possono essere il futuro della prevenzione, secondo Wasowska che mira alla continuità, all’affinamento e all’integrazione di vari set di dati nelle suite di reporting in evoluzione che affrontano le tendenze presenti ed emergenti nell’identificazione del danno.

Fondamentali, in questo senso, saranno due fattori: gli investimenti nei team di compliance e risk operations e la collaborazione tra operatori diversi. Il fine è ovviamente quello di creare strumenti sempre più innovativi e tecnologici per aiutare l’utenza. E creare un gioco più sicuro, pulito e solidale.

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