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Di Gioia: “Non ci sono più soldi per le strade”

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Immagine di Repertorio

Nei giorni scorsi abbiamo avuto il piacere di leggere alcuni avvisi molto interessanti riguardante uno dei problemi principali della Capitanata, la “viabilità”.

Si rende noto che sono in corso da parte della Provincia di Foggia le procedure per l’ affido dei lavori relativi alla sistemazioni delle strade Provinciali:
n. 6 (Lucera – Castelnuovo della Daunia)
n.8 (Lucera – Scurgola)
n.10 (Torremaggiore – Casalvecchio di Puglia)
n.5 (Lucera – Ponte Fortore)

Nella giornata odierna, abbiamo appreso tramite “La Gazzetta del Mezzogiorno” che “Non ci sono più soldi per fare le strade”, queste le affermazione di Di Gioia che esclude dalla nuova programmazione il problema “dissesto del manto stradale” puntando unicamente sul dissesto idrogeologico.

Ci auguriamo che quelli che sono i lavori già programmati non rientrino nelle affermazioni di “Di Gioia”.

Ecco l’ articolo de “La Gazzetta del Mezzogiorno” nella sua integrità.

Se lo sviluppo dipende dalle infrastrutture, e comunque queste sono una parte rilevante del progresso socio-economico, prepariamoci a una stagione di grandi incertezze in un quadro già abbastanza confuso. Perché se la nostra dotazione stradale e ferroviaria attualmente è appena sufficiente (quella aeroportuale e portuale pari a zero), i segnali di impoverimento che provengono dall’alta capacità ferroviaria rischiano di riportare indietro la Capitanata anche in quei segmenti dove finora si è difesa, il treno. Per quanto riguarda le strade ieri è poi suonato un altro allarme: «La nuova programmazione comunitaria – ha detto l’assessore al Bilancio, Leo Di Gioia – non prevede più soldi per le infrastrutture stradali». Manutenzioni, nuovi raccordi dovranno essere realizzati con le risorse ordinarie, già ridotte al lumicino. Si salvano da questa contabilità soltanto gli investimenti per fermare il dissesto idrogeologico. «Un fenomeno assai frequente sui Monti Dauni – ha detto l’esponente regionale – d ove però anche le strade lasciano a desiderare: calibrare i due interventi, fermare il dissesto e riparare nel contempo la rete viaria danneggiata dagli smottamenti, sarà compito che la politica dovrà ris o l ve re » . Nell’annuale appuntamento di medio termine della Cisl sul bilancio della Capitanata, ieri il forum del sindacato si è concentrato su industria e infrastrutture, ma l’impressione è che siamo immersi in un quadro di stagnazione che però scivola verso il fondo. «Abbiamo perduto 35mila posti di lavoro che sarà difficile rimettere in piedi – dice Emilio Di Conza, segretario confederale del sindacato di via Trento – il nostro prodotto interno lordo è scivolato di 10 punti, in queste condizioni la criminalità prende il sopravvento». Il sindacato però invita a non piangersi addosso, Di Conza vede nel turismo, nell’impresa che produce utili le speranze di riscatto. Punta però il dito contro i sindaci «rei», a suo dire, di non voler combattere l’illegalità costituendo una consulta provinciale ad hoc. La crisi morde, fa saltare gli equilibri. Anche le domande dell’i n t e r v i s t at o re Attilio De Matteis, direttore di Teledauna, sono ficcanti ma le risposte sono altre domande. Il paradosso dei fondi comunitari – un tempo considerati marginali, oggi fondamentali – è emblematico: dopo aver dilapidato miliardi ora Bruxelles ne limita l’utilizzo. «Così il Sud paga il prezzo più salato alla crisi – osserva il segretario confederale Luigi Sbarra – colpa dell’inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali che nel primo ciclo di fondi Ue presentarono 250 mila progetti e nel secondo ciclo (2007-2913) 70 mila. Quando l’invito era di concentrare le risorse». «Solo la Puglia ha speso bene – riprende Giulio Colecchia, segretario regionale Cisl – il problema è che le regioni sono state lasciate sole dal governo». A proposito del governo, l’assessore Di Gioia assicura che ormai dipende solo dal ministero dell’Ambiente sbrogliare la matassa della Via (valutazione d’im – patto ambientale) per l’aeroporto Gino Lisa: «La Regione ha fornito tutta la documentazione richiesta, i 14 milioni per la pista sono stati accantonati mentre molti altri interventi sono stati definanziati». La Cisl però chiede una presa di posizione più netta «il Gino Lisa ha tutte le condizioni per tornare a volare dopo la felice esperienza della Darwin». L’asses – sore al Bilancio sottoscrive, ma avverte: «Diciotto milioni di euro per portare 200mila passeggeri? Oggi non sarebbe più sostenibile. Tocca ai privati, ai tour operator del Gargano portare traffico». Ma chissà perchè sul punto si continua a percepire uno strano scetticismo.

Rientreranno anche i lavori già programmati? A voi le considerazioni.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

 

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